Ilva, tasse, meno parlamentari, ecologia, e molto attacco. Dieci cose che Renzi deve fare

Primo. Riconoscere a Bersani il coraggio di aver rottamato vecchi vizi e antichi merletti per fare una gara vera. Certo, l’apparato ci ha messo del suo: al primo turno serviva la registrazione e al secondo il check-in. Peccato per il non voto di sedicenni e diciassettenni. Bersani è stato un po’ costretto dalle convenienze, ma gli va riconosciuto merito. Secondo. Dire agli elettori di Vendola che è meglio una coalizione chiara che si sottopone al voto, non trattative postelettorali. Terzo. Sfuggire alla “personalizzazione” fatta da Bersani. di Daniele Bellasio (testo raccolto dalla redazione) Leggi gli interventi di Pietrangelo Buttafuoco - Maurizio Crippa - Sofia Ventura - Antonio Funiciello - Mario Adinolfi - Lanfranco Pace
13 AGO 20
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Pubblichiamo il settimo di una serie di interventi sul tema "Renzi, cosa fare per rimontare". Altri seguiranno nel corso della giornata
Primo. Riconoscere a Bersani il coraggio di aver rottamato vecchi vizi e antichi merletti per fare una gara vera. Certo, l’apparato ci ha messo del suo: al primo turno serviva la registrazione e al secondo il check-in. Peccato per il non voto di sedicenni e diciassettenni. Bersani è stato un po’ costretto dalle convenienze, ma gli va riconosciuto merito. Secondo. Dire agli elettori di Vendola che è meglio una coalizione chiara che si sottopone al voto, non trattative postelettorali. Terzo. Sfuggire alla “personalizzazione” fatta da Bersani: “Io sono per la squadra. Io dove sono stato ho cambiato le cose. Io dico ‘noi’, lui ‘loro’”, e parlare di cose: Ilva, tasse e meno parlamentari, più fondi europei, 100 euro in più in tasca a chi guadagna meno di tot, scuola, asili, cultura. Quarto. Dire agli elettori di Vendola che c’è più ecologia nel rottamare che nell’usato sicuro. Quinto. Attaccare, con rispetto ma senza timore: siccome si riparte da zero a zero, i ballottaggi sono “sangue e merda” – come insegna Formica – la politica non ammette vuoti e un leader – stavolta è Sacchi il maestro – aggredisce gli spazi. Sesto. Dire agli elettori di Vendola che gli outsider faticano alle primarie ma vincono le elezioni.
Il catalogo è questo: Doria, Zedda, Pisapia, Vendola in Puglia, Renzi a Firenze. Per non parlare di Prodi, che non faticò alle primarie ma è il padre fondatore del club degli outsider che fanno vincere la sinistra, anche se il principale partito della sinistra non li ama. Settimo non rubare il futuro dicendo: se perdo, torno a fare “solo” il sindaco. Bene non accettare premi di consolazione, ma non si prendono tanti voti per poi lasciare il campo della battaglia per l’innovazione. Ottavo. Dire agli elettori di Vendola che la sfida, perché no?, è anche generazionale e Matteo, come Nichi, la incarna. Nono. Sostenere due cose di politica estera: non si mangia, ma gli elettori non votano solo di pancia. Decimo. Per l’ultimo appello tv camicia azzurra, per cambiare.
di Daniele Bellasio (testo raccolto dalla redazione)